16/12/2004
intervista/Manolo Vaschesi
Più che i due ragazzi, al centro del racconto c'è la città di Pistoia...
La prima cosa che notano gli amici non toscani che vengono a trovarmi è piazza del Duomo; poi, dopo un giro in centro, rimangono incuriositi dai nomi delle vie e infine colpiti dalle scritte sui muri. Sulla bellezza del Duomo e della piazza non ho niente da aggiungere alla loro meraviglia. Per quanto riguarda i nomi di strade e vicoli, bè, quale altra città italiana medio-piccola può mettere in fila toponimi come "via Abbi pazienza", "vVia di Stracceria", "via Ripa del sale"? Tra l'altro ho scoperto da poco che esiste un minuscolo slargo tra San Bartolomeo e l'ospedale del Ceppo che si chiama "piazza dei Bambini", lo sapevi? Infine: le scritte sui muri. Alcune sono fantastiche: rappresentano una forma di comunicazione/sfogo che non ho mai trovato in altre città; comunque non in questa maniera. "Vivo senza autorizzazione", ad esempio, laggiù dietro i vicoli di piazza San Leone; "Ci vuole cuore, coraggio e disperazione" firmato Lola in piazza San Lorenzo; "siamo rubestici"; oppure l'ossessione contro il fumo tracciata da quella mano che ci ricorda pressoché ovunque che ogni anno, in Italia, sono 80.000 i morti per tabacco – una stima per difetto, ma forse è meglio non dirglielo. E recentemente c'è qualcuno che vuol comunicarci dappertutto la propria antipatia per gli elfi. E poi c'è sul muro di sinistra della Chiesa di San Michele, accanto alla Forteguerriana: "L'amore per i gatti prima di tutto": non è una frase bellissima? La guardi e sei costretto a pensare e domandarti: prima di che cosa deve venire questo amore? Prima dell'uomo? Probabilmente sì, per questo sconosciuto i gatti meritano più attenzione e affetto del genere umano; una considerazione, tra l'altro, affatto peregrina, visto in quali condizioni versa oggi la nostra specie su questo pianeta. Per me è stato uno spunto narrativo irresistibile. Ora quella scritta è scolorita, quasi illeggibile: credo sia ora che qualcuno le restituisca l'antico splendore.
Infatti Davide e Martina sembrano un pretesto per raccontare altro.
Non era questa la mia intenzione originaria, ma credo tu abbia ragione. Volevo raccontare l'inquietudine di una giovane coppia con il centro storico di Pistoia come fondale – la biblioteca Forteguerriana e dintorni, soprattutto. Alla fine il rapporto si è rovesciato ed è successo quando ho deciso di fornire a Davide una macchina fotografica. Qui la città ha preso il sopravvento e non mi è dispiaciuto, perché mi sono reso conto che raccontare semplicemente la discussione di una coppia in crisi era narrativamente debole, poco interessante. Con la città addosso quei due risultano investiti da una luce diversa – be', è quello che mi auguro. Ora lasciami dire una cosa per i lettori non pistoiesi: alla biblioteca comunale si va per fare tutto tranne studiare. Nell'ordine:
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conoscere gente nuova scopo intortamento: è il vero motore sentimentale della città: non avete idea di quante coppie si sono messe insieme, e lasciate, lì dentro;
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nascondersi quando si decide di fare forca a scuola;
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chiacchierare;
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fumare in pace sotto il loggiato.
E naturalmente è anche un luogo di appuntamento. Come potevo ignorare tutto ciò?
E i Co'libri non hanno ignorato la tua storia. È un racconto di architettura fisica ma soprattutto emotiva che ci è piaciuto molto.
I Co'libri sono una benedizione, e vi assicuro che odio la piaggeria. Non so da che parte siete saltati fuori ma mi pare un'esperienza unica, soprattutto qui a Pistoia dove la promozione culturale, a livello istituzionale, è fortemente gerarchizzata e, se posso dirlo, decisamente geriatrica nei suoi personaggi-guida. Il blog è interessante perché c'è uno spirito di servizio che apprezzo molto. Che altro posso dirvi? Buon Natale, per ora.

