25/03/2005
Roversi, Bukowski e un libro
Paolo Roversi ha scritto un libro su Bukowski: si chiama "Scrivo racconto poi ci metto il sesso per vendere". Lo ha pubblicato Stampa Alternativa. A dire il vero non si tratta del primo libro che Roversi ha dedicato al suo scrittore preferito: è solo l'ultimo in ordine cronologico. A noi è parso interessante e ne abbiamo subito approfittato per fare un' intervista all'autore.
1) Ogni volta che si parla di Bukowski, mi torna in mente una considerazione di Enrico Ruggeri. Ha detto, in sintesi: "Bukowski è una lettura da adolescenti; un adulto non può trovarci niente di interessante". Non sono d'accordo: la sua è una lettura superficiale dell'opera del Vecchio, attenta solo al lato trasgressivo (e quindi, per un adolescente, tremendamente romantico e decadente) della vita.
Ma c'è molto di più, e tu lo dici chiaramente nel tuo libro...
Esatto. Bukowski, per chi non lo conosce in profondità, può dare l'impressione di essere soltanto un vecchio sporcaccione, un alcolizzato che ha avuto la fortuna di veder pubblicati i suoi scritti. La realtà è ben diversa. Quello che ho appena descritto è il personaggio che si è costruito, il suo alter ego Henry Chinaski. Il Vecchio, come lo conosciamo noi appassionati, era uno scrittore vero, per certi aspetti perfino meglio di Hemingway. Quello che probabilmente trae in inganno è il linguaggio che utilizza: mai aulico, sempre diretto e poco ricercato. Frasi brevi, essenziali. Proprio per questo terribilmente efficace. Quando leggi qualcosa di suo sfogli le pagine senza quasi accorgertene...
Inoltre, io lo trovo meno pornografico e scurrile di tanta roba che si legge in giro oggi.
Buk era uno che aveva letto molto in gioventù, metodico e rigoroso nel ritagliarsi spazi per scrivere, amante della musica classica; più colto di quello che si sarebbe portati a credere dai suoi scritti. Una persona molto diversa dal suo Chinaski.
Credo che gli adolescenti, ma anche gli adulti, apprezzino di lui sopratutto l’onestà e la schiettezza. Buk non bara mai col lettore.
2) hai svolto un gran lavoro di ricerca e documentazione. Si scoprono cose interessanti, come ad esempio l'amicizia con Tom Waits, che purtroppo non ha mai portato ad un lavoro musical-poetico congiunto.
Qual è , secondo te, l'aspetto meno conosciuto di Bukowski e che meriterebbe un'attenzione più approfondita?
Come dicevo prima, di Bukowski il grande pubblico conosce solo gli aspetti più eclatanti. Si ignora, ad esempio, che il Vecchio curasse un roseto, amasse i suoi tre gatti, dipingesse perfino... Un altro falso mito che circola è che Buk sia sempre stato povero. In realtà, la sua vita da barbone, così come lui l'ha raccontata decine di volte nei suoi scritti, è durata solo qualche anno. Dopo la morte del padre, infatti, ereditò un certo gruzzolo e le cose, da un punto di vista economico, si misero bene per lui. Lui però continuò sempre a scrivere di essere povero in canna.
Anche alcune sue amicizie, come quella appunto con Tom Waits, sono sconosciute al grande pubblico. Ed è un peccato. Questi due personaggi notevoli s’incontrarono in modo tutt’altro che memorabile, ma perfettamente in linea con i loro personaggi: si conobbero per caso, compagni di bevute su un bancone di un bar di Los Angeles. Più bukowskiano di così...
3)Bukowski è un autore tremendamente attuale, e questo credo sia il punto di forza più evidente: basta considerare l'attenzione a lui riservata da musicisti come Capossela e uomini di teatro come Haber.
Fernanda Pivano, che hai intervistato, afferma che Bukowski non passerà mai di moda, perché dietro gli atteggiamenti da ubriacone misogino si scopre un uomo amante della musica classica e avido lettore di autori classici europei. Ma quanto "giocava" Bukowski con l'immagine di autore maudit?
Molto, specialmente negli ultimi anni. All'epoca dei suoi primi racconti e dei reading ubriachi, come li chiama la Pivano, Bukowski era un vero maudit. Sconosciuto al grande pubblico, campava con il suo lavoro alle poste e, nei momenti liberi, si rifugiava all'ippodromo o si sbronzava nei bar. In quel periodo scriveva racconti per riviste underground, come ad esempio Open City, e si può dire che d'invenzione in quelle storie ci fosse pochissimo. Era tutto autobiografico. Quelle che scriveva erano cose che gli capitavano e lui non faceva altro che buttarle giù con quel suo stile incredibile. Anche le sue poesie erano così. Quando le leggeva in pubblico, poi, diventava una vera attrattiva. La gente faceva la fila per vederlo, per assistere a quegli show, a quelle letture pubbliche in cui la cosa meno importante erano proprio le poesie. Al pubblico interessava il personaggio. Questo vecchio che si arrampicava ubriaco sul palco e che, dopo un paio di minuti, si metteva a litigare col primo che gli capiva a tiro. Questo era il Bukowski maudit.
Quando ha cominciato ad avere soldi in tasca e la bmw in garage le cose sono cambiate. Anche perché non era più giovanissimo...
La freschezza di quelle sue composizioni, però, è rimasta intatta e la gente continua a leggere le sue opere perché sono sempre attuali.
4) La casa editrice minimum fax sta pubblicando tutta la sua produzione poetica. Ma esistono romanzi o racconti non ancora tradotti nel nostro paese?
Romanzi credo proprio di no. Bukowski non aveva il "passo lungo" per scrivere opere di questo tipo. Preferiva l'immediatezza dei racconti e delle poesie.
Ritengo che in Italia ormai, da un punto di vista narrativo, sia stato pubblicato un po' tutto del Vecchio. Certamente le opere più importanti.
Per quanto riguarda le poesie, invece, il discorso è diverso. Bukowski fu molto prolifico e in America pubblicò decine di raccolte che piano piano, visto la costante attenzione del pubblico nei suoi confronti, penso verranno tradotte anche da noi.
Paolo Roversi presenterà il libro sabato 16 aprile a Pistoia. Maggiori informazioni a seguire
Biografia essenziale
Paolo Roversi è nato nel 1975, giornalista pubblicista, vive a Milano, dove lavora nel campo dell’Information Technology. Ha pubblicato, fra le altre cose, Seppellitemi vicino all’ippodromo così che possa sentire l’ebbrezza della volata finale (Stampa Alternativa, 1997), Informatici - I Peter Pan del Pc (Sonda 2002) e Mantovani - I nipoti di Virgilio (Sonda 2003) e il nuovo BUKOWSKI SCRIVO RACCONTI POI CI METTO IL SESSO PER VENDERE -Vita, vizi e virtù dello scrittore maledetto con un'intervista a Fernanda Pivano (Stampa Alternativa, 2005)
Sito web: http://www.roversiplanet.com
Blog : http://www.roversiplanet.com/dblog
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